Vita al Pilastro: Torre 21

festa condominioE’ la 21esima torre di Bologna, Torre degli Asinelli compresa. Costruita ventotto anni fa, è situata al Pilastro, in via Tommaso Casini 8. Ha diciotto  piani. Non ha barriere architettoniche.  Vi abitano ottantasette famiglie. “Siamo un paese. Ci sono paesi sull’Appennino con meno gente”  racconta Patrizia, un’abitante che abbiamo intervistato.

A suo marito, tanti anni fa, disse “Piuttosto che abitare al Pilastro vado sotto un ponte del Reno!”.  Abita qui da ventotto anni e non vuole più andare via.   In questo lungo periodo è stata  spettatrice di un incessante andirivieni di famiglie. “Forse una volta si stava meglio. Ci si conosceva meglio. Ci si aiutava tra condomini”.  Adesso le relazioni appaiono più complesse. I rapporti con le famiglie degli stranieri non sempre sono facili. “Tendono a isolarsi, a non volersi integrare” sostiene Roberta, un’altra abitante. “Sarà colpa del nostro atteggiamento?” si interroga Bruna, un’altra condomina.

Ma si può davvero vivere bene in un condominio così grande?       “Sì, se ti piace stare a contatto con le persone”. E se tutti rispettano  le fondamentali regole di convivenza. E il regolamento di condominio. Lo dicono tutti. Si può arrivare perfino a difendere i figli degli altri, sentire di avere una responsabilità nei loro confronti, ci dice qualcuno.  La torre è uno specchio della società.

Sara e Giovanni abitano nella torre da due anni. Hanno scelto questo Territorio per i suoi servizi. “Non è stato difficile inserirsi”, dichiarano. Anche perché negli ultimi tempi la gente ha ricominciato a  partecipare alla vita di condominio.  Ma ci si può sentire al sicuro tra così tanta gente? “Sì, perché sono proprio gli occhi delle persone che ci abitano a garantire il primo controllo”, afferma Giovanni. Di differente avviso Roberta, convinta che oggi la gente sia indifferente ai problemi degli altri. “Sono sicura che se qualcuno vedesse un tizio mentre mi sega la porta di casa, si girerebbe dall’altra parte”.  Lei vive al Pilastro da 28 anni come Bruna, la sua amica da sempre.

L’idea dell’autogestione è nata proprio qui, in questa torre,  dall’idea di un condomino di Roma. Composta da tre squadre di volontari garantisce da ventotto anni  le pulizie degli ambienti comuni, la piccola manutenzione, la tenuta del giardino.

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“All’inizio la vita di condominio era pervasa da familiarità e amicizia. C’era entusiasmo”. Adesso molte persone se ne sono andate e ne sono subentrate di nuove. Giovani, ma con un diverso modo di pensare, con  valori diversi dai primi abitanti.  Più di una decina di anni fa arrivò un gruppo di Rom, dopo la chiusura del campo di Santa Caterina, che “vivevano negli appartamenti come se fossero roulottes” e gli stranieri che sembrano “non avere il senso della proprietà”. E tanti, troppi cani. “Questo è un CANdominio” scherza Roberta. E’ cambiata l’atmosfera. Ma forse è cambiato anche il mondo là fuori.  Rimedi? “Servirebbe aggregazione. Idee per stare insieme, per attività di gruppo, per aiutare le persone che vivono sole, ad esempio sfruttando gli ambienti comuni”.

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Torre 21

Matteo invece ha 32 anni ed è arrivato nel palazzo 14 anni fa al seguito dei genitori. “Sto bene nel condominio perché ci vivo poco . Sono spesso fuori.   Qui c’è troppa gente. Tante culture, diversi modi di fare, di porsi nei confronti degli altri”.  Matteo vorrebbe andare via dalla città, per poter vivere senza nessuno intorno.

“Sì, se me lo chiedo non ho problemi a dire che abito al Pilastro……..poi mi faccio due risate sopra”. E’ sempre Matteo che parla “Ci hanno definito zona di frontiera”, afferma con amarezza sua madre. “Ma non mi sono mai preoccupata di crescere i miei figli qui. Sono invece preoccupata adesso. Per mia madre, per mia suocera. E’ aumentata la microcriminalità, l’arroganza. Al Pilastro adesso si vede una povertà fisica”. La si tocca. Anche se “quartieri a Bologna dove si vive meglio non ce ne sono” conclude Sara.

di Lorenza Zullo

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