C’è chi ha investito al Pilastro…

Savoia Hotel

Esiste un luogo a Bologna che, visto da fuori, sembra quasi magico, una sorta di castello che sorge all’improvviso dove meno te lo aspetti… soprattutto al Pilastro. E’ il Savoia Hotel Regency, ormai da anni  una delle punte di diamante dell’ospitalità bolognese con  122 stanze, quattro suite e diciotto sale meeting. E’ in una posizione strategica, a pochi passi dalla fiera e dalla tangenziale e a qualche chilometro da Bologna, in una zona ben servita dai trasporti pubblici. E sorge in pieno Pilastro. Anzi, è la prima cosa che si incontra entrando in questa area da Via San Donato.
Abbiamo parlato con il titolare, Giovanni Trombetti, membro di una famiglia che per tradizione lavora nel settore alberghiero e che anni fa decise di trasformare quella parte di Pilastro ancora semi-agricola (prima si potevano trovare un casolare e capannoni).


D: Come mai avete deciso di aprire l’Hotel Savoia Regency in una parte di Bologna che all’epoca godeva di una cattiva fama? Avete mai avuto problemi?
R: Quando abbiamo visto la struttura ed il terreno che prima sorgevano al posto dell’hotel abbiamo pensato fossero l’ideale da recuperare per il nostro progetto, sia per lo spazio che si poteva utilizzare, sia per questioni legate ai permessi e alla costruzione, sia per la posizione. Siamo a pochi minuti dalla fiera e praticamente attaccati all’uscita della tangenziale. Un buon sistema di mezzi pubblici ci connette al centro storico ma anche ad alcuni paesi della provincia. Abbiamo deciso di scommetterci e al momento sembra andare molto bene.
Non abbiamo mai avuto particolari problemi. Ci possono essere stati alcuni casi di microcriminalità dei quali abbiamo sentito parlare, ma pensiamo che questo possa accadere ormai in tutta la città e non crediamo siano episodi che siano da legare a questa parte di Bologna. Esistono parti della città più vicine al centro che sono realmente degradate, nelle quali non avremmo mai investito. A volte è capitato che i nostri vicini si lamentassero per la musica in occasione di feste o  matrimoni, ma sono cose che capitano e forse su questo ci piacerebbe un po’ più di tolleranza. Per il resto io personalmente non giro moltissimo per il Pilastro perché sono impegnato all’interno dell’albergo, ma non abbiamo avuto particolari problemi, anzi pensiamo che questa parte della città se fosse realmente valorizzata avrebbe molto di più da offrire.
D: Qual è la vostra relazione con il Pilastro?
R: Noi siamo fisicamente nella parte del Pilastro che è più immerso nella natura ma anche quasi al confine con l’inizio di via San Donato. Siamo in relazione soprattutto con il Centro Commerciale Pilastro, nel quale inviamo i nostri clienti ad acquistare ciò che può servire loro, e il Parco Pasolini che consigliamo per piccole passeggiate. Abbiamo partecipato ad alcuni incontri riguardanti il futuro del territorio e se effettivamente aprirà FICO nella zona, questa diventerà per noi una nuova opportunità da sfruttare. Siamo riusciti a creare nuovi posti di lavoro nella zona e anche se in modo parziale tramite i nostri clienti contribuiamo a far girare l’economia. Grazie anche alle nostre sale convegni avviciniamo non poche persone a questa zona che spesso si nomina ma non si conosce.
D: Di cosa avreste bisogno?
R: Ci piacerebbe continuare ad investire ma per questo ci dovrebbe essere meno burocrazia. Siamo felici e soddisfatti per il lavoro che abbiamo svolto in questi anni con il Savoia Hotel Regency, ma per continuare a svilupparci dovremmo avere le giuste opportunità e anche il sostegno delle istituzioni, cose non sempre facili da unire.
Un altro aspetto che ci preme è quello dei trasporti pubblici, ottimi di giorno per questa zona (14, 20 e 35) ma totalmente mancanti dopo l’1 di notte. Ci piacerebbe poter contare su un po’ più di comprensione da parte dei controllori verso i turisti stranieri. Per loro, nostri clienti soprattutto in alcuni periodi dell’anno, è difficile sapere come procurarsi il biglietto del bus ma spesso è capitato venissero multati senza che capissero quello che avrebbero dovuto fare per essere in regola.

di Jonathan Mastellari

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