Il venerdì del Pilastro: Salvini, le contestazioni, la carica della polizia

clown

La seconda volta del leader leghista Matteo Salvini a Bologna, venerdì 20 novembre, è all’Hotel Savoia Regency, in zona Pilastro. La vigilia aveva visto la prima contestazione del collettivo bolognese Hobo: tre sacchi di vermi da pesca scaricati nella hall dell’albergo. Poi nel pomeriggio di venerdì Salvini partecipa alla Convention di Confabitare al Savoia e parla di “Inviolabilità della proprietà privata”, tasse e “occupazioni abusive”. Naturalmente nella tappa bolognese parla soprattutto di elezioni: Lucia Borgonzoni è “la candidata che la Lega mette a disposizione del centro-destra. Noi non imponiamo niente a nessuno, anche se i numeri, i voti e i sondaggi ci dicono che potremmo farlo. Mi sembrerebbe intelligente che il centro-destra mandasse a casa Merola e il Pd confluendo su quello che secondo me è il candidato migliore”. Quando Salvini lascia il Savoia, una ventina di giovani dei collettivi inscena un sit in di protesta. Cinque ragazzi vestiti da clown – la cosiddetta Clown Army – stavano improvvisando una performance in mezzo alla strada, prendendo in giro sia Salvini sia le forze dell’ordine. All’improvviso è partita la carica degli agenti che hanno colpito più volte con i manganelli inseguendo i manifestanti tra le auto ferme all’incrocio.

Un manifestante indietreggiando è finito sul cofano di un’auto. Lo scontro è durato un paio di minuti con un inseguimento ripetuto più volte nel traffico. “Ci avete inseguiti in mezzo alle auto”, ha detto una manifestante di Hobo ad un agente della Digos. “Si, ma voi bloccavate la strada”, è stata la risposta. Un attivista 24 enne del collettivo Hobo è stato arrestato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Su di lui pendeva l’obbligo di dimora in città per un assalto a un cantiere Tav in Val di Susa, avvenuto a settembre scorso. Sabato 21 novembre Il Gip di Bologna ha convalidato l’arresto per l’attivista ma non ha disposto nessuna misura cautelare per mancanza di gravi indizi di colpevolezza. L’attivista è così tornato libero. Il Pm Martorelli aveva chiesto gli arresti domiciliari. Il processo è aggiornato a giovedì 3 dicembre.

Prima delle cariche gli attivisti avevano bruciato una bandiera della Lega Nord e una del Partito democratico. Su facebook il commento del Pd di Bologna.  “Oltre che un’espressione di violenza e intolleranza, è una manifestazione di inciviltà e povertà culturale, che va ben oltre la normale contestazione politica. Se queste sono le modalità con cui alcune frange estremiste vogliono contrastare il Partito Democratico, sappiano che non solo non ci lasceremo intimidire, ma saremo nelle piazze dei nostri territori con ancora maggiore determinazione, nell’interesse dei nostri cittadini”.

Foto di Giovanni Stinco

Annunci