Al Pilastro dove la vita può avere la seconda possibilità

diritti lgbt

Questa è la storia di due ragazzi gay venuti da un paese lontano dell’ex Unione Sovietica per approdare al Pilastro. Il loro paese ha un nome talmente particolare che non possiamo neanche dirvelo perché li individuereste subito mettendo in pericolo così la loro situazione e la loro privacy.
Questa è una storia di migrazione in qualche modo forzata, forzata perché i due ragazzi per vivere liberamente la loro identità sono dovuti scappare e arrivare a Bologna in un territorio che dai bolognesi è ancora visto con diffidenza, mentre per loro è stata una risorsa, un nuovo punto dal quale iniziare.

Siamo arrivati qui in due momenti diversi. Io per raggiungere una mia parente che ormai da anni abita al Pilastro e lui mi ha raggiunto appena ha finito gli studi all’università. Ora abitiamo qui insieme e stiamo cercando di iniziare la richiesta di protezione internazionale per motivi legati all’orientamento sessuale.

Sinceramente noi siamo arrivati qui e non abbiamo notato niente di particolare. E’ vero che quando diciamo che abitiamo al Pilastro la gente a volte dice che è pericoloso ma sinceramente noi non abbiamo visto nulla. Vi invitiamo noi a venire a vedere i quartieri della periferia della nostra capitale. Li si che potete chiamarlo “Bronx” (ride).

I due ragazzi ormai abitano qui da poco più di un anno e stanno facendo grandi progressi con la lingua italiana cercando anche di integrarsi con la comunità LGBT cittadina (lgbt è la sigla per parlare degli argomenti che riguardano la comunità gay, lesbica, bisessuale, transessuale).
La loro famiglia è al momento a conoscenza della loro relazione, ma tenere nascosto il nome del loro paese è qualcosa di doveroso dal momento che il loro caso è ancora sotto lo studio della commissione che definisce a chi concedere o meno la protezione internazionale e la comunità migrante proveniente dalla loro nazione è a Bologna talmente piccola che non si farebbe fatica a riconoscerli.

A Bologna siamo stati accolti bene. Abbiamo girato un po’ di città in Italia ma alla fine Bologna sembra una città tranquilla con le dimensioni che piacciono a noi. Manca solo la neve, e quella ci manca. Finalmente qui possiamo essere tranquilli nel vivere ciò che siamo”.

A questo punto, non ho potuto evitare di chiedere com’è essere invece gay al Pilastro. Non ho potuto evitare, perché da intervistatore che vive in prima persona questa identità, ho voluto confrontare la mia esperienza alla loro.

Beh qui non ci è mai capitato di darci baci in pubblico, per il semplice fatto che forse non lo facciamo spesso in generale e probabilmente lo faremmo solo in centro dove comunque siamo sicuri che la gente è abituata a vedere due donne e due uomini che si baciano. Sappiamo che al Pilastro siamo in tanti, ma molti ancora si nascondono, soprattutto quelli che vivono in famiglia. Ci sono le stesse reazioni che si hanno da noi nei nostri piccoli villaggi ma che penso ci siano nei piccoli paesini anche in Italia”.

Sembra strano che in una città aperta come Bologna si parli di omofobia incentrata su un quartiere. Probabilmente questo non riguarda solo il Pilastro ma le zone in generale dove c’è un’alta concentrazione di popolazione migrante e di popolazione con un basso tasso di scolarizzazione.

Le comunità migranti provenienti da paesi altamente omofobi e transofobi infatti portanto con sé le dinamiche culturali che anche nel paese di arrivo discriminano le persone omosessuali e transessuali.

Non abbiamo avuto particolari problemi di discriminazione perché siamo stranieri qui” dicono. “Forse perché stiamo cercando riparo e perché stiamo cercando lavoro e come molte persone qui cerchiamo una nuova possibilità di vita o scappiamo o siamo scappati da qualcosa. Insomma il Pilastro ci piace e ancora non abbiamo capito perché la gente ne parla male.

Forse il Pilastro per chi viene da un paese lontano o da un contesto totalmente estraneo da Bologna sembra un centro abitato senza identità e storia, ma soprattutto senza i pesanti pregiudizi che portano chi vive qui a percepirsi diverso rispetto al resto dei bolognesi. La testimonianza dei due ragazzi in qualche modo conferma che uno sguardo esterno non vede ciò che il pregiudizio continua a raccontare.

Mentre stavo andando via salutando i due ragazzi, uno dei due mi ferma e ridendo dice:

Comunque il Pilastro non è neanche brutto. Questi palazzi che per voi non sono belli sono quelli classici del nostro paese. A noi piacciono molto. Sembra di essere veramente a casa”.

Annunci