Quando al Pilastro si fece cinema

enza negroni

Era l’ottobre del 1993 quando la Casa Gialla cominciò ad animarsi tutti i pomeriggi di ragazze e ragazzi del Pilastro che costruivano storie. Sei per la precisione. Due di queste diventarono dei film. A organizzare il tutto, mettendoci davvero l’anima per due stagioni, i registi Enza Negroni e Renato De Maria. Magari qualcuno che ci sta leggendo era tra i tantissimi, un centinaio circa, che parteciparono al Laboratorio Cinematografico del Pilastro finanziato dal Comune di Bologna: sceneggiatori prima, poi attori e molto altro. Abbiamo incontrato Enza e le abbiamo chiesto di ricordarci quei giorni. Ecco il resoconto del nostro incontro.

Da Enza, produttrice cinematografica e Presidente della DDER (Associazione Documentaristi Emilia Romagna), ci facciamo raccontare la storia di questa esperienza unica in quegli anni, la cui eco risuonò fortemente sulla stampa, a controbilanciare i fatti tragici che avevano reso famoso il Pilastro. Siamo proprio nel 1993, nel periodo immediatamente successivo all’ eccidio della Uno Bianca. Il laboratorio cinematografico del Pilastro, ci spiega Enza, nacque proprio come risposta pulita a questo momento di emergenza. Enza e Renato De Maria pensarono alla nascita di un luogo per fare attività culturali, ma non convenzionale, dove i ragazzi del Pilastro potessero coltivare la loro creatività e fantasia, imparando a narrare e sceneggiare le storie di cui erano protagonisti. Questo progetto vide la partecipazione di molti ospiti famosi: Marco Risi, Gabriele Salvatores, Diego Abatantuono, Luca Carboni, Jovanotti, Freak Antoni, Pino Cacucci, Antonio Albanese che tennero degli incontri con i ragazzi, aiutandoli anche nella scrittura delle sceneggiature.

Il risultato di questo Laboratorio andò ben oltre le più rosee aspettative, il coinvolgimento e la partecipazione dei giovani Pilastrini fu altissima, circa un centinaio furono infatti i ragazzi fra i 12 e i 25 anni, che divisi in 6 gruppi, sceneggiarono idee e storie tratte dal  loro quotidiano.

La cosa più bella di questa esperienza, ci spiega Enza è che la Casa Gialla rimaneva aperta tutti i giorni, diventando veramente un punto di ritrovo per ragazzi e famiglie, una specie di grande doposcuola, ben visto anche da psicologi e assistenti sociali.

L’unico rammarico di Enza è che, nonostante il successo, dopo due stagioni i finanziamenti finirono. Nel 1997 però, proprio per concludere quel percorso coi ragazzi, Enza riuscì a trovare i finanziamenti per produrre 2 dei 6 racconti nati da quest’esperienza…. Il risultato cinematografico fu “Rotta per il Pilastro”, un medio metraggio dove i partecipanti erano sceneggiatori e attori e che sintetizza, con contributi filmati, quella che è stata  l’esperienza  del Laboratorio.

Dando uno sguardo alla corposa rassegna stampa del periodo, che gentilmente Enza Negroni ha lasciato alla redazione, sorgono spontanee alcune riflessioni e parallelismi tra l’opportunità e la novità che ha rappresentato il Laboratorio Cinematografico del Pilastro negli anni 90 e le nuove prospettive e possibilità che si stanno aprendo col Progetto Pilastro 2016. Il Laboratorio Cinematografico  era riuscito veramente a spostare per qualche tempo il centro in periferia, focalizzando l’attenzione pubblica sulla ricchezza e la varietà di capitale sociale e umano qui presente, a discapito dell’immagine che proprio in quel  tempo, stava trasformando il Pilastro in un  simbolo di paura e  insicurezze, emblema di tutte le periferie.

Il Laboratorio Cinematografico è stato insomma, un esempio lampante di come sia importante al Pilastro, la presenza di luoghi di incontro ed aggregazione pubblici, convenzionali o meno, dove possano nascere stimoli culturali e sociali nuovi, per incanalare positivamente le energie della comunità. E chissà quante nuove storie di attualità potrebbero nascere, se ci fosse ancora un Laboratorio Cinematografico, in grado di coinvolgere e far dialogare i ragazzi, che hanno radici in tutto il mondo e vivono oggi insieme al Pilastro.

di Chloy Vlamidis

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