Abitare meglio il Pilastro, la proposta dell’architetto Sani

abitare il Pilastro

Qualcuno dice che con l’applicazione della nuova ISEE il Pilastro rischierebbe di diventare il ghetto di Bologna: dagli appartamenti ACER potrebbero uscire i meno poveri ed entrare altre persone in lista d’attesa. Al convegno Abitare il Pilastro. Tra urbanistica e protagonismo dei cittadini, nella giornata di inaugurazione della rassegna #PrimaveraPilastro2016, l’intervento di Maurizio Sani, architetto, nostro concittadino pensionato attivo, fino a pochi anni fa dirigente della Regione Emilia Romagna del settore urbanistico, aveva toccato questo tema. Oltre a molti altri. Lo abbiamo intervistato.

Sani vive al Virgolone e fu un protagonista del dibattito e del confronto fra cittadini ed istituzioni che a partire dal 1977 portò al primo tentativo di riequilibrio sociale fra “vecchio” e “nuovo” Pilastro, attraverso la costruzione di alloggi di edilizia convenzionata in proprietà. Sabato 5 marzo ha portato al convegno una proposta articolata e concreta per una nuova fase di intervento, nell’ambito del Piano Operativo Comunale della Rigenerazione urbana, affrontando in modo coerente ed intrecciato i problemi emergenti del Pilastro nel contesto dei mutamenti previsti per il quadrante territoriale Distretto Pilastro Nord Est di cui fa parte.
Redazione Pilastro 2016: Nella tuo intervento, pur ribadendo che non si può prescindere dalle difficoltà della finanza pubblica, hai proposto un progetto di Rigenerazione Urbana che affronti sia il miglioramento di quelle che chiamate connessioni fra nucleo storico del Pilastro e le attività intorno, sia il mix funzionale e sociale. ..
Maurizio Sani: Mi sono limitato a riprendere scelte strategiche e di governo del territorio già contenute in atti amministrativi. Nel 2008 il Comune e l’allora Provincia di Bologna con il Quartiere San Donato, assieme ad alcuni comuni confinanti, sancirono la necessità di intervenire su questi aspetti che potremmo definire strategici. Era il momento in cui si decideva l’accordo sulle condizioni territoriali e urbanistiche di sviluppo del complesso del Polo funzionale del CAAB e delle aree limitrofe tra cui anche il Pilastro. Il progetto Pilastro 2016, che vuole promuovere una nuova idea di un distretto ampio che integra comparti a vocazione differente e che ha nuove potenzialità per l’intero quadrante nord est, opportunamente si pone in continuità con quelle indicazioni, integrandole anche sugli aspetti economici e di coesione sociale e offrendo una grande opportunità per mettere in campo , nell’ambito di un progetto di Rigenerazione Urbana, le azioni di consolidamento di quegli obiettivi, già individuati e condivisi.

RP: Sembra più concreta l’ipotesi di miglioramento delle connessioni fra il Meraville, Università e Caab e il Pilastro, aspettando FICO…L’idea è alla base del Progetto Pilastro 2016…
MS: Senza aspettare, ma intervenendo in sede progettuale come ci insegna l’esperienza di Meraville. È opinione condivisa che lo sviluppo del polo funzionale Caab Meraville degli ultimi 20 anni non abbia avuto finora, come avrebbe potuto, concrete ricadute positive nello sviluppo del Pilastro. La connessione e le relazioni tra questi due territori è inesistente e necessita la promozione di politiche di qualificazione e ricucitura urbana tra le parti di insediamento attraverso la realizzazione di un sistema di connessioni e di spazi pubblici qualificati attraenti per i fruitori in entrambe le direzioni. In particolare ciò comporta prendere concretamente in considerazione l’ elaborazione di progetti architettonici di rottura delle barriere fisiche che separano il Pilastro dal parco commerciale e direzionale, dall’università e dall’insediamento FICO.
L’ Agenzia per lo sviluppo locale, nata all’interno del Progetto Pilastro 2016,  vede coinvolti attori economici quali Meraville, Caab e FICO che potrebbero essere interessati al potenziamento dell’insediamento commerciale e al superamento di barriere fisiche di separazione, alla progettazione e realizzazione di un sistema di connessioni spaziali che migliorerebbe la stessa accessibilità all’area commerciale direzionale anche con mezzi pubblici che già servono il Pilastro. La stessa apertura di FICO può innestare importanti opportunità di connessioni spaziali e interazioni economiche con la limitrofa vasta area del cuneo agricolo di Calamosco, già tutelato dal piano urbanistico di Bologna, che con le sue risorse agricole, paesaggistiche ed ambientali costituisce uno straordinario contesto di riferimento per le attività educative e didattiche ambientali, attività motoria, svago e tempo libero della città di Bologna e opportunità di sviluppo agrituristico ricettivo connesse alla presenza di FICO. Lo stesso FICO a sua volta potrebbe essere partner interessato a sviluppare su un territorio rurale più vasto e paesaggisticamente ed ambientalmente più attraente parte della rappresentazione delle filiera legate alla produzione agroalimentare. E questo in connessione con il Parco Arboreto e con la attività didattica della Fattoria Urbana del Pilastro costituendo anche una opportunità economica per le aziende agricole e la stessa cooperativa sociale di comunità.

RP: Il progetto di Rigenerazione urbana può migliorare l’attrattività del Pilastro? La scarsità di offerta commerciale e di servizi alla persona, oltre che di luoghi di aggregazione spontanea come si può risolvere?
MS: Oggi il Pilastro ha una funzione quasi esclusivamente abitativa con un mix funzionale di fatto inesistente. La Rigenerazione Urbana al Pilastro comporta quindi assumere anche obiettivi di diversificazione sia dell’offerta di tipologie di alloggi, per arricchire il mix sociale, che dello sviluppo della compresenza di diverse funzioni e attività. Penso siano necessari anche interventi sulla forma architettonica e urbana. Ti faccio come esempi il rimodellamento dell’insediamento, la riabilitazione degli edifici, decostruzione e ricostruzione. Circa il miglioramento del mix funzionale l’obiettivo è quello dell’inserimento all’interno del Pilastro di usi terziari, ricettivi e direzionali da insediare in parte ridestinando edifici di edilizia residenziale pubblica esistenti e in parte in nuove costruzioni, rafforzando in tal modo il mix funzionale e completando e consolidando le centralità e le attività economiche del quartiere.

RP: Con la necessità di alloggi pubblici che c’è oggi e con liste di attesa per alloggi ACER come quelle che ci racconta la cronaca quotidiana, come puoi pensare a cambi di destinazione d’uso di edifici residenziali esistenti?

MS: So che non appare un obiettivo facilmente realizzabile a causa della crisi e per la compresenza negli stessi immobili di alloggi pubblici e privati, ad esclusione di un edifico di via Ada Negri totalmente pubblico, conseguenza di precedenti vendite di patrimonio pubblico a macchia di leopardo.Tuttavia nel lungo periodo sarebbero possibili interventi immobiliari di riconversione funzionale di alcuni stabili con elevata quota di proprietà pubblica e intervenendo con permute per i restanti alloggi di proprietà privata. Nel caso di successo dell’insediamento di FICO, si potranno coinvolgere i soggetti attuatori delle aree pianificate ad est del Pilastro di proprietà pubblica e privata collocate a ridosso della facoltà di Agraria e il comparto ex ASAM. Potrebbero giocare un ruolo importante per operazioni immobiliari di riconversione funzionale di alcuni edifici esistenti e di interventi di nuova costruzione.

RP: Con la realizzazione dei nuovi lotti a Nord Est si potrebbe pertanto arricchire il Pilastro di nuove attività economiche o culturali. Questo sarebbe sufficiente per migliorare il mix sociale?

MS: Oggi al Pilastro il rapporto quantitativo tra patrimonio residenziale pubblico ACER ed altre tipologie abitative appare squilibrato per un elevato livello di ERP che al Pilastro si attesta su livelli non riscontrabili in alcuna altra parte del territorio metropolitano e concorre a determinare un assetto sociale che appare non sostenibile. Il miglioramento del mix sociale comporta una riduzione dell’ERP a favore di quote di edilizia a canone convenzionato, rivolta all’inserimento/permanenza di inquilini con fasce di reddito tali da essere oggi potenzialmente escluse dagli alloggi pubblici e al contempo non in grado di poter agevolmente sostenere gli affitti di mercato. Si può ottenere anche attraverso la riconversione del patrimonio comunale in Edilizia Residenziale Sociale in locazione e proprietà. Attenzione occorre però essere molto chiari: tale quota di ERP, che non deve intendersi sottratta al patrimonio pubblico, andrebbe trasferita riequilibrando il mix sociale del Pilastro e inserendo gli inquilini ERP in altri ambiti urbani di rigenerazione e riqualificazione della città, anche attraverso il recupero e riuso di un patrimonio edilizio privato invenduto ed in contesti sociali più robusti e differenziati cioè in altri quartieri.

RP: Ti pare praticabile?

MS: E’ una scelta politica di lungo periodo. Si può anche richiedere, magari per un periodo temporaneo ed in un quadro di emergenza abitativa, la fruizione del patrimonio residenziale immobiliare degli enti pubblici e parapubblici. Sono ben cosciente che operazioni di questo spessore ed importanza devono svolgersi in tempi almeno decennali, con il consenso degli inquilini e con il ricorso a risorse pubbliche e private oggi ridotte. Tuttavia occorre potersi muoversi già ora e nella prospettiva del prossimo mandato amministrativo dentro le scelte del Piano Operativo Comunale della Rigenerazione Urbana che, nel contrastare opportunamente il consumo di nuove aree di espansione, promuove il riuso e la riqualificazione di ex aree militari mettendo in attuazione oltre 2000 nuovi alloggi, in parte di ERS, acquisendo risorse per oneri di urbanizzazione stimati intorno a 8/9 milioni di euro e recuperando tra il 5 e 15% del valore immobiliare generato su queste aree dalle nuove opportunità immobiliari.

Ritengo che oggi si possa formalmente chiedere alla Amministrazione Comunale di Bologna di mettere nell’agenda delle priorità cittadine anche il Progetto di riequilibrio del mix sociale del Pilastro nell’ambito del progetto di Rigenerazione Urbana e richiedere la disponibilità, anche solo di una piccola parte, delle risorse rese disponibili dagli interventi programmati nelle ex aree militari.

Domanda: Potremmo motivare questa richiesta con la battuta che sono giusto 50 anni che aspettiamo il riequilibrio del mix sociale del Pilastro?

Risposta: In verità la motivazione è molto più seria e drammatica. Ciò che mi preoccupa maggiormente è che nell’attuale scenario di emergenza abitativa, di crisi sociale ed economica, le nuove politiche abitative di maggior attenzione alle persone più economicamente disagiate ed in difficoltà sociale, concorrano a generare in realtà territoriali come il Pilastro, ad elevata concentrazione di ERP, effetti opposti alle buone intenzioni con contraddizioni e criticità sociali notevoli.  Infatti la Revisione dei criteri di calcolo dell’ISEE e l’abbassamento dei parametri per l’accesso e la permanenza delle persone nell’ERP potrebbero comportare, nel breve periodo, nel patrimonio pubblico del Pilastro, la sostituzione forzata di persone con redditi superiori ai nuovi livelli di ISEE con conseguente concentrazione di nuove criticità sociali ed un ulteriore peggioramento proprio di quell’equilibrio sociale che stiamo faticosamente cercando di migliorare e consolidare da anni.

Per questo occorre che nell’ambito del progetto di rigenerazione urbana del Pilastro vengano valutate tutte le possibilità per ridurre la quota di ERP. E’ possibile passare gli alloggi che si vengono progressivamente svuotando da edilizia pubblica a residenziale sociale in affitto convenzionato o riassegnarli in affitto convenzionato. E’ possibile valutare la vendita di quote di patrimonio pubblico negli stabili con una presenza di alloggi pubblici inferiore al 30% con modalità di calcolo, possibilmente in deroga, estesa all’isolato o al rione e non al singolo edificio.

RP: Mi pare che ci sia moltissimo da fare per i cittadini del Pilastro che vogliono attivarsi per dare ancora più coraggio agli amministratori locali.

MS: noi abitiamo il Pilastro, e voglio continuare a vivere qui, in un contesto non diverso dal resto di Bologna. Credo che su questi obiettivi di rilevante interesse collettivo si possa mantenere ancora alta quella collaborazione di cittadinanza attiva nei rapporti con l’amministrazione comunale. E’ nella storia del Pilastro. Perchè è qui che vogliamo continuare ad esercitare il nostro diritto di cittadinanza e il dovere insostituibile della solidarietà politica, economica e sociale.

RP: I dati disponibili illustrano una presenta molto elevata di immigrati non comunitari e un reddito medio più basso, rispetto ai dati di Bologna e di quartieri simili. Come tu hai detto, le pratiche di cittadinanza attiva hanno favorito una migliore convivenza, ma i rischi sono molti. Tu cosa proponi?

MS: 50 anni fa il Villaggio Pilastro nasceva per concorrere a garantire il diritto alla città alle decine di migliaia di persone che Bologna sapeva attirare e accogliere e che, provenienti dalle più svariate zone del paese, contribuivano, con il loro lavoro, alla capacità produttiva e alla ricchezza della comunità. Non sfugga tuttavia che la Comunità Bolognese onorava, anche attraverso l’insediamento del Pilastro, il dovere di accoglienza verso chi contribuiva al suo sviluppo e benessere. Però, per il soggetto istituzionale che realizzava quel primo insediamento, la priorità assoluta sembrava essere unicamente il diritto alla casa. Senza tenere conto della marginalità territoriale e del contesto territoriale o delle criticità indotte dalle grandi concentrazioni di edilizia residenziale pubblica e della monofunzionalità residenziale. Il resto, inteso come il diritto alla città, alla socialità e all’abitare un luogo, poteva attendere e restare in secondo piano. Quella scelta parziale disperdeva lo sforzo per soddisfare quel diritto primario alla casa in situazioni di marginalità e criticità. contraddizioni e costi sociali. Aspetti che oggi puntualmente si ripresentano, a volte in condizioni economiche e sociali ancor più drammatiche ed emergenziali. Il Pilastro continua ancor oggi, anche se in condizioni di concentrazione insostenibile di grandi quote di ERP, a permette alla Città di Bologna di onorare quel dovere. Tuttavia oggi siamo qui a ricordare alla Comunità Bolognese, di cui siamo orgogliosamente parte, di non continuare a rimuovere dalla propria coscienza collettiva, la necessità di non confinare più il soddisfacimento di quei doveri di solidarietà in ristrette e marginali parti della città, ma di coinvolgere tutto il tessuto cittadino.

I dati che citavi, sulla composizione sociale, di reddito e della struttura demografica, se disaggregati tra residenti in edilizia pubblica e in edilizia sociale, convenzionata o cooperativa mostrano il “confinamento” nell’ERP di situazioni di picchi di criticità ancor più accentuati . Vedo nel permanere nel contesto del Pilastro di una forte concentrazioni di ERP (con almeno un terzo dei residenti del Pilastro) molte somiglianze con la situazione sociale ed economica dei nuclei familiari dei primi insediamenti del ’60. Il permanere di quelle condizioni strutturali di concentrazione insostenibile di edilizia ERP, in una parte ristretta della città, comporterà il permanere di quelle criticità sociali, economiche e di gestione e di negazione del diritto costituzionale alla città. La differenza con allora è che oggi l’Amministrazione Pubblica è ben cosciente di tutti questi aspetti e dichiara la sua precisa volontà di intervento. Propongo di cominciare a fare ciò che si è deciso di fare nel 2008 nella prospettiva delle modalità indicate dall’accordo di programma che citavo all’inizio. Auspico che tale azione incida, come dice il progetto Pilastro 2016, sulla gestione del patrimonio pubblico, della promozione della coesione sociale senza trascurare quelle urgenti e necessarie trasformazioni strutturali e di assetto urbano contenute nell’accordo di programma.

di Claudia Boattini

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