Michele Impara, cittadino del Pilastro, un anno in Antartide

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Domenica 15 maggio 2016, Nono Centenario dalla nascita del Comune di Bologna, la Biblioteca Luigi Spina di via Casini 5 organizza l’incontro “Il Pilastro … anche in Antartide”, durante il quale il dottor Michele Impara, ricercatore dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), racconterà la sua esperienza di un anno vissuto nel 2006 presso la base di ricerca italo-francese Concordia in Antartide. Abbiamo fatto una chiacchierata con Michele…

Il 15 maggio 1116 , 900 anni fa, l’Imperatore Enrico V emise l’atto per riconoscere ai Bolognesi una serie di prerogative che di fatto legittimavano il loro diritto di autogestione rispetto all’Impero. Il Diploma di Enrico V è tradizionalmente considerato la base di legittimazione della nostra organizzazione comunale e, per festeggiare l’anniversario, così come altre biblioteche, anche al Pilastro la Biblioteca Luigi Spina sarà aperta con tutti i servizi e, alle ore 16,30, sarà possibile incontrare Michele.

Il Pilastro...anche

Una decina di persone italiane e francesi, confinate per 5 mesi di buio assoluto a 1200 chilometri dalla base centrale sulla costa, con temperature esterne oscillanti intorno a – 70°. Condizioni di vita estreme all’esterno, ma l’isolamento è tale che, se si ammala il dottore, speri che il telefono satellitare funzioni a sufficienza per farti raccontare cosa si può fare, perché indietro non si torna fino a quando non spunterà di nuovo il sole, sempre che non ci sia una tempesta di vento.

Mentre mi racconta l’anno trascorso a Concordia, osservo con attenzione Michele Impara, nato ad Ariano Irpino (AV) ma a Bologna già da piccolissimo, e da 20 anni al Pilastro, sessant’anni circa, il racconto incisivo di chi sa usare i termini semplici per far comprendere la straordinarietà dell’esperienza che ha vissuto.

Nel 2006, secondo anno di apertura della base di ricerca scientifica italo-francese Concordia in mezzo all’Antartide, è stato il Responsabile della Rete informatica, delle informazioni e comunicazioni. Era la fase pionieristica e tutto era nuovo per i 4 Italiani e 6 francesi di cui due donne.

Redazione Pilastro 2016: Cosa ti ha spinto ad accettare? Ti rendevi conto di quanto coraggio ci voleva?
Michele Impara: Ci ho pensato molto e non può essere solo la motivazione economica. Certo quella incide. Ma forse è stato importante il mettersi in gioco, fare un’esperienza straordinaria. Io ne sono solo contento. Poi conta l’orgoglio di essere protagonista dell’investimento in ricerca dell’Italia in Antartide. Alcune ricerche si possono fare solo lì, dove la storia della terra è congelata in strati e strati diversi. Di questo parlerò domenica.

Domanda: Cosa ti ha pesato di più?
Risposta: La distanza dalla famiglia e in particolare da mia figlia. Sai, in Antartide hai solo il collegamento satellitare ma sei al limite della copertura e solo in alcune ore. Poi è capitato che per giorni interi, le comunicazioni non funzionassero. E quando è buio completo con – 70° sei costretto lì, senza internet, senza telefono, senza radio. Qualche film in dvd. ……Cosa ti ha pesato? Tante cose… Un gruppo così ristretto… Per fortuna che c’erano le due donne, altrimenti fra maschi sarebbe stato peggio.

Qui si interrompe e mi racconta che, dopo qualche giorno di vita a Concordia, gli venne l’idea di impegnarsi a scrivere un diario, non proprio giornaliero, che poi ha pubblicato, arricchito di foto spesso scattate in tempo reale, come quella dell’aurora boreale dei primi di agosto. Se volete capire cosa vuole dire condizioni estreme, date un’occhiata a quando si parla dei lavori intorno alla base che comunque bisogna fare tutti i giorni, anche se tira vento e la temperatura “percepita” (ma lì si usa il termine tecnico di wind chill) è -102°. Michele non indugia mai sulle difficoltà, anzi racconta soprattutto le esperienze che non ti saresti immaginato, come il bagno nella “piscina” calda a 45° in mezzo alla distesa infinita di ghiaccio con -55°esterni; oppure dell’emozione di scoprire una mosca in palestra che però non sopravvive.

L’orgoglio di un’esperienza irripetibile, straordinaria e, anche se Michele non usa mai questa parola, coraggiosa: credo che domenica sarà bello ascoltarlo.

Testo di Claudia Boattini, foto Michele Impara

 

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