Santa Caterina compie cinquant’anni

Parrocchia Santa Caterina

“Lo sa che quest’anno anche la nostra Parrocchia di Santa Caterina da Bologna festeggerà i suoi cinquant’anni? Esattamente il 1° di novembre ”.  Inizia così il nostro colloquio con Don Marco, arrivato al Pilastro il 7 dicembre 2002.  “La Parrocchia all’inizio era un semplice prefabbricato e lo rimase per molti anni, fino al 1984. Fu affidata, dal Cardinal Lercaro, a Don Emilio Sarti. Dal 2012 conserviamo all’interno del cortile di comunità, un bel bassorilievo in terracotta policroma che lo ritrae. Osservandolo, le nuove generazioni possono così conoscere chi ha sposato i loro genitori, chi li ha battezzati, possono apprendere una parte della storia della loro comunità, storia di vita che continua a procedere”.

Continua il racconto di Don Marco: “Il Pilastro ha quasi 8000 abitanti. Ricordo ancora quando fui mandato qui, ricordo le preoccupazioni per essere diventato parroco di un territorio difficile, con problemi demografici, con tanti pregiudizi.  Ma ricordo anche la contentezza: Caterina è la Santa di Bologna”.

“La mia prima omelia fu un grido d’aiuto: a Dio, a Santa Caterina, alla gente del Pilastro. Perché è proprio la gente che costruisce la comunità. La parrocchia non è un edificio in pietra e non è nemmeno Don Marco. È una famiglia di famiglie. È fatta di persone. Dal loro incontro e dalla loro vicinanza si realizza il collegamento”. La connessione.

“Le persone sono il fulcro, il centro, il polmone della comunità. E devono sentirlo, percepirlo. I limiti di ciascun individuo sono superati attraverso la collaborazione, la disponibilità, la condivisione dei propri “tesori” (intangibili) messi a disposizione degli altri. È dalla sintonia tra le diversità di questi doni che si crea la comunione”. Don Marco riflette con noi sulla composizione sociale del Pilastro e sul ruolo importante della scuola: “Certo il villaggio è invecchiato. Le famiglie sono invecchiate. Nelle case, spesso grandi, rimaste vuote, sono inserite le famiglie numerose, extra-comunitarie. E il rischio che il Pilastro si trasformi in un ghetto, c’è. Se osserviamo la scuola, oggi le classi sono composte quasi esclusivamente da alunni, figli d’immigrati. Così non si crea l’integrazione. Per realizzarla è necessario avere gruppi di diverse etnie, ma numericamente simili, così da fonderle, d’amalgamarle.

Parrocchia Santa Caterina

Il dopo scuola in Parrocchia

Il doposcuola, ad esempio, rappresenta un’attività importante d’integrazione perché la crea partendo dalla condivisione dell’apprendimento. Avvicina alla Parrocchia ragazzi di tutte le nazionalità e religioni, realizzando così la conoscenza dell’altro, l’integrazione e l’inclusione. Alla fine del doposcuola vorremmo organizzare una cena -tutti insieme- con cibi di tutte le regioni del mondo di provenienza dei ragazzi”.

La Parrocchia da anni organizza per il mese di luglio i campi estivi per i bambini e i ragazz, aperti anche ai fedeli musulmani: “All’ “Estate Ragazzi” sono tutti i benvenuti. Certo, di novanta ragazzi solo una piccola parte è di fede musulmana, circa dieci. Però la proposta composta da giochi, laboratori, gite e preghiera, è offerta integralmente a tutti i partecipanti, ma non è obbligatorio intervenire a tutte le attività. Tutti sono invitati alla preghiera. Anche i ragazzi musulmani. Perché non è una preghiera recitata, ma è fatta di canti e soprattutto di domande e di risposte. E’ fatta di dialogo. L’unica regola richiesta è il rispetto reciproco dell’altro e del suo credo. E il rispetto nasce dalla conoscenza.”

“Molto meno integrante rispetto all’insegnamento, ma comunque molto utile, è l’aiuto economico alle famiglie in difficoltà.   Dal 2008 in poi le famiglie si sono sempre più impoverite. Chiunque può chiedere aiuto e chiunque lo riceve. Collaboriamo con i Servizi Sociali del territorio.”

Una domenica al mese si chiede alla comunità la raccolta di viveri non deperibili; una volta al mese ci si reca al banco alimentare di Imola. Per avere un’idea della quantità del cibo distribuito si pensi che nel 2014 si è arrivati a 15.600 quintali di derrate alimentari. Alcune famiglie sono aiutate anche per il pagamento delle bollette.

Don Marco sottolinea il problema centrale del rione: “Purtroppo con la carità si mette solo una toppa. Manca il lavoro. E bisogna cominciare a crearlo, come sostiene l’Arcivescovo Zuppi”.

Altre attività che si svolgono nella Parrocchia di santa Caterina:  da dieci anni si recita il rosario nei parchi, per avvicinare e conoscere le persone, le famiglie; ogni mercoledì pomeriggio in parrocchia s’incontra il GAS (Gruppo Anziani Soli): chiacchere, feste di compleanno, piccoli servizi e pranzo mensile aperto a tutti. Il VAI (Volontariato Assistenza Infermi), invece è un gruppo di volontari che offre compagnia alle persone ricoverate negli ospedali. C’è una collaborazione stretta e continuativa con gli animatori della vicina Casa di Riposo. Dal 2010 è presente anche una Missione Parrocchiale. “Perché i missionari non sono solo quelli che partono per paesi lontani del mondo, come Don Silvano Manzoni primo Cappellano del Pilastro andato in Africa nel 1979”, ci dice Don Marco. “Ognuno è missionario dov’è, dove vive quotidianamente”. Saranno organizzati altri incontri per conoscere l’Islam, perché “dobbiamo conoscere la religione del nostro vicino di casa.”

Per celebrare i 50 anni della parrocchia Don Marco spiega di voler creare “comunione” utilizzando la musica: domenica 30 ottobre il programma potrebbe prevedere un concerto con una banda. L’idea sarebbe quella di partire ad esempio dal Palazzetto dello sport, suonando brani delle varie regioni d’Italia e dei vari paesi e culture presenti al Pilastro. “Perché la parrocchia deve essere al servizio dell’unione”.

E come s’immagina i prossimi cinquant’anni del Pilastro?, chiediamo a Don Marco, che risponde: “Per fortuna non ci sarò più. Però dobbiamo lavorare tutti assieme. Dobbiamo metterci in “sinfonia”, senza giudizio, senza chiusura. Così m’immagino il futuro del Pilastro”.

Testo di Lorenza Zullo

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