Il Pilastro: “Un aggregato di pregiudizi” – Serena Bersani e la sua guida turistica

Mostra fotografica Distretto Pilastro NordEst

La storia n. 280 della guida di Bologna, ristampata nei mesi scorsi, Il giro di Bologna in 501 luoghi si apre così:  Il Pilastro, un aggregato di pregiudizi. Per la prima volta, a quanto ci risulta, anche il Pilastro è nei luoghi da visitare della città. La storia si conclude : ”Come tutte le storie, questa è anche piena di contraddizioni: per certi aspetti oggi il Pilastro è uno dei luoghi più vivibili di Bologna.”
Noi, cittadini giornalisti che abitiamo qui, abbiamo trovato conferma del pensiero che in questo anno di lavoro abbiamo ritrovato fra i residenti. La curiosità di conoscere chi lo aveva scritto e come era arrivata a questo giudizio è stata grande. Serena Bersani, una bolognese doc, giornalista con lunga esperienza di cronaca nera, ci dice che: “La mia visione del Pilastro ha colpito le persone che hanno letto questo libro, più che altri luoghi. E dire che emotivamente non sono legata a quel territorio, non ho un vissuto legato a quel rione, non l’ho mai frequentato nella mia vita privata. Sono andata di testa mia e con i miei ricordi di cronista.”
La guida Il giro di Bologna in 501 luoghi ( Newton Compton Editori) è uscita nel 2014, e rapidamente è andata esaurita. Noi siamo partiti dall’edizione tascabile, e come la signora che nei mesi passati, in un incontro in cui Serena Bersani non conosceva nessuno, intervenne dicendo che era stata positivamente colpita dalle due pagine dedicate al Pilastro e sapeva a memoria le definizioni espresse, siamo partiti dall’inizio: il Pilastro è un aggregato di pregiudizi.

Salendo le scale dell’antico palazzo di Strada Maggiore, annesso alla chiesa di S. Bartolomeo, scale ripide e strette che portano all’Associazione della Stampa dell’Emilia Romagna, di cui Serena Bersani è Presidente, sento tutta la timidezza di chi si diverte a scrivere articoli, ma giornalista non è. Serena Bersani però mi mette subito a mio agio e senza problemi chiacchieriamo di tante cose scambiandoci notizie e come sempre fra bolognesi, trovando di avere diverse amicizie in comune.

il-giro-di-bologna-in-501-luoghi_7922_Redazione Pilastro 2016: Come nasce l’idea di una guida in 501 luoghi?
Serena Bersani: E’ un’idea dell’editore che l’ha realizzata anche in altre città. 501 luoghi impaurisce molto chi li scrive. L’itinerario, l’impianto, nascono da me. I luoghi sono tante storie. L’itinerario è centrifugo. Parte dal centro. E poi il fuori porta, le periferie (che poi sono periferie ormai per modo di dire, quelle di Bologna), poi la pianura e l’Appennino. Come dico nell’introduzione, i luoghi raccontano storie, ma rappresentano anche emozioni.

RP: Il centro parte dal cuore di Bologna e tu dici che il cuore di Bologna è la stazione.
SB: L’orologio fermo alle 10,25. E’ assolutamente una scelta emotiva. Volevo avere un punto di partenza con una valenza sociale importante e, dovendo scegliere, ho tenuto conto sia che chi viene da fuori in treno arriva nella stazione principale di tutto il Nord d’Italia, e sia della strage, questo evento terribile che ha segnato profondamente la città. Proprio per i più giovani, ho voluto sottolineare l’importanza di questo luogo.

RP: Il Pilastro. Abbiamo molto apprezzato il giudizio finale. Qual è stata la tua fonte?
SB: Me stessa, da giornalista questi luoghi di cui parlo li conosco un po’ tutti. Devo dire che purtroppo, avendo fatto per 20 anni la cronista di cronaca nera e giudiziaria, per lo più li conosco sotto un profilo triste, che ho cercato di tener fuori da questo libro. Se ne parla in un altro mio libro “Bologna giallo e nera”. Volutamente, a parte la strage dei carabinieri che non si poteva non citare perché è un altro di quegli eventi che hanno segnato profondamente la nostra città, non ho citato fatti di nera. Per esempio, non ho parlato di un altro fatto gravissimo che passò abbastanza sotto silenzio, erano anni diversi, non se lo ricorda più nessuno, l’uccisione di un ragazzino di 17 anni nel 1974. Fu un delitto come quello della Sapienza, qualcuno sparò da una finestra. Si chiamava Donato, andava a prendere l’autobus con un suo compagno, non aveva a che fare con giri di malavita. Un proiettile vagante lo uccise. Si fecero perquisizioni a tappeto, in tutto il Pilastro si cercarono armi ma non c’erano i mezzi sofisticati di adesso, per cui si possono capire traiettoria ed altro. Alla fine non si è mai scoperto chi è stato l’autore di questo delitto, un delitto terribile.

RP: Perché hai scelto di non parlarne?
SB: Non volevo parlare di cronaca nera, lo avevo già fatto nell’altro libro. Altrimenti, di tutti gli altri luoghi avrei dovuto citare fatti di cronaca nera. Della strage dei carabinieri non si può non parlare, è ricordata al Pilastro da un monumento ed è qualcosa di diverso dalla cronaca nera. Invece come fonti, al di là delle informazioni sull’evoluzione urbanistica ( di cui si trova citazione nell’ampia bibliografia NdR ), per il resto sono andata di testa mia e con i miei ricordi di cronista. Mi ha fatto molto piacere perché molte persone, anche che non conoscevo, che hanno letto il libro, mi hanno detto di essere rimasti colpiti dalle due paginette sul Pilastro. Addirittura una signora durante un evento, mi ha detto che le era piaciuto molto il libro, e in particolare, la definizione che il Pilastro più che un luogo è un aggregato di pregiudizi. E lo sapeva a memoria. Me lo ha citato e io non me lo ricordavo neanche.

RP: Colpisce nella guida l’attenzione ai cambiamenti di Bologna, anche la fine del ‘800
Bersani: Il liberty mi piace molto ed ha una sua stagione ricca anche a Bologna, e la documentazione è nella bibliografia allegata al libro. I libri citati sono stati letti tutti. Ma la fine del XIX secolo è anche il momento della nascita di tutte le città moderne. L’aspetto negativo è che per dare spazio alla città moderna si sono abbattute torri medievali, sono state anche fatte cose non benissimo. Anche a Parigi per costruire i boulevard hanno distrutto parte della città.

RP: Nella guida mancano indicazioni sulla street art, sui murales che negli ultimi anni hanno decorato la città.
SB: I testi sono stati scritti diversi anni fa e, purtroppo o per fortuna , mi sono evitata la polemica dell’ultimo anno. Penso che l’arte debba andare anche sui luoghi abbandonati. Quelli che io definisco i non luoghi hanno bisogno di diventare luoghi e io non farei mai sanzioni a chi dipinge su un cavalcavia. Certo su un edificio storico no.

RP: Parliamo di una seconda edizione? Il testo sul Pilastro era già così? Prima del progetto di rilancio dell’immagine del Pilastro?
Bersani: Il libro è uscito nella sua prima edizione nel luglio ‘14. Questa è la seconda edizione dato che andò esaurita in fretta. Il mio testo era già quello.

Sei un’anticipatrice! Grazie Serena per aver dato voce al nostro sentire.

Testo di Claudia Boattini

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