Periferie partecipate: Napoli – il riscatto del Rione Sanità

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Prosegue la nostra rubrica sulle esperienze di rigenerazione urbana e partecipazione civica. Torniamo a Napoli, nel Rione Sanità, un quartiere a nord della città ma che di fatto convive con tutti i problemi tipici di una periferia. Nel nostro viaggio virtuale Bologna Napoli avevamo parlato del blog Quartiere Sanità e della sua attività di volontariato sostenuta dalla Rete Sanità e da padre Alex Zanotelli.

Continuiamo a parlare di riqualificazione con Manuela Marani, Segretario Generale di L’Altra Napoli Onlus, un’associazione nata nel 2005 e impegnata per il recupero del Rione Sanità attraverso interventi di riqualificazione urbanistica, sviluppo economico e valorizzazione del talento dei giovani. Nel corso degli anni l’associazione ha investito oltre 4 milioni di euro nella realizzazione di progetti a beneficio di più di mille giovani del Rione.

Redazione Pilastro 2016: Cominciamo con Altra Napoli, che cos’è? Com’è nata?
Manuela Marani: Altra Napoli è una Onlus nata undici anni fa che conta più di 1000 soci e punta sul riscatto e il recupero di quartieri in condizioni di privazione economiche e sociali a Napoli. In particolare lavoriamo nel Rione Sanità, un quartiere ricco di risorse storico artistiche ma anche di molte contraddizioni. Abbiamo perciò riqualificato interessi di sito storico artistico, come le catacombe San Gennaro, favorendo la nascita di una start up di ragazzi che le gestiscono in modo autonomo e creando così posti di lavoro. Al contempo, abbiamo lavorato su progetti strettamente sociali dedicati a bambini riqualificando due luoghi: la Casa dei Cristallini e l’ Accademia della Sanità, che oggi ospita il punto luce di Save the Children. Il progetto più importante, che attualmente coinvolge 90 bambini, è la Sanità Ensemble, l’orchestra sinfonica dei bambini che nasce ispirandosi al metodo Abreu e arrivata oggi al suo settimo anno, con la costituzione di due orchestre.

R.P.: Come fate a sostenere questi progetti?
M.M.: Non lavoriamo con fondi pubblici ma solo con aziende, fondazioni bancarie, privati e con il 5 x mille. È stata una scelta data dalla necessità di attuare progetti in maniera veloce ed incisiva.

R.P.: Con il privato si riesce ad avere continuità?
M.M.: Sì, abbiamo continuità con gli sponsor che ci sostengono e con le fondazioni, soprattutto con Fondazione con il Sud, Johnson e Johnson, Fondazione Alberto e Franca Riva, BNL, la Philip Morris, Banca Promos. Alcuni partecipano alle nostre attività attraverso dei bandi mentre altri portano a compimento interi progetti.

R.P.: Veniamo alla presentazione di Casa Tolentino.
M.M.: Casa Tolentino rientra nel progetto Napolixenìa partito dal 2015 e finanziato inizialmente da Fondazione con il Sud, a cui si sono aggiunti altri sponsor, tra cui la Fondazione Alberto e Franca Riva. Il progetto si occupa della riqualificazione di un complesso dei Padri Vincenziani nei Quartieri Spagnoli, trasformato in B&B, Casa Tolentino, aperto ora con 13 stanze e gestito da una cooperativa di ragazzi provenienti dalla Sanità e dai Quartieri Spagnoli. L’iniziativa prevede anche la riqualificazione di un campetto di calcio dove vengono svolte delle attività sociali dedicate ai bambini dei quartiere. Il campo di calcio è stato riqualificato grazie Ecopneus, una società che lavora con i copertoni che vengono recuperati dalla Terra dei fuochi.
Casa Tolentino è gestito in maniera autonoma dalla cooperativa Tolentino. La cooperativa si è formata proprio per questo progetto. Ed è questa la nostra modalità di intervento: non gestiamo progetti, ma siamo dei facilitatoti, individuiamo un luogo, lo riqualifichiamo, creiamo la cooperativa e andiamo via.

R.P.:Come individuate i giovani da coinvolgere? Che tipo di formazione hanno?
M.M.: La formazione è diversa in base ai singoli progetti. L’inizio di tutto è stato cominciare a lavorare nella Sanità grazie all’appoggio di Don Antonio Loffedo, il parroco che ha attuato una vera rivoluzione nel Rione, e di tutte le associazioni e la rete territoriale dei ragazzi che hanno reso viva la Sanità. Attraverso il passaparola e il formarsi di una grande catena sociale, sono stati i ragazzi stessi a formare altri ragazzi, creando un vivaio di competenze e professionalità.

R.P.:Nel momento in cui la cooperativa inizia a lavorare il vostro lavoro finisce? Proseguono senza di voi?
M.M.:Dal punto di vista formale sì, di fatto noi siamo sempre qui ad accompagnarli con una rete di professionisti che in modo del tutto volontario prestano la loro esperienza per supportare i ragazzi. Abbiamo un’equipe di avvocati, commercialisti, amministratori delegati che per poter fare qualcosa per la città offrono le proprie competenze professionali in maniera volontaria.

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