La grande Luna sul Pilastro

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In queste notti il chiaro di luna si sta mostrando in tutto il suo splendore. Anzi, grazie ad un fenomeno astronomico che si ripete a distanza di decine di anni, quando un particolare allineamento della terra con il suo satellite fa coincidere il perigeo (cioè il momento di massima vicinanza fra Luna e Terra) col plenilunio, abbiamo una visione di massima grandezza e contemporaneamente di massima lucentezza dell’astro delle notti, visione che l’ultima volta si è manifestata nel 1948 e ritornerà a presentarsi solo fra 18 anni.

Stupisce quanto tale notizia abbia suggestionato il pubblico, ricevendo risalto sulle pagine di tutti gli organi di informazione. Milioni di persone in tutto il mondo hanno levato lo sguardo e rivolto i loro cannocchiali verso il cielo come se la vedessimo per la prima volta, la nostra Luna. In effetti può sembrare strano, ma in fondo come la visione del tramonto trattiene sempre il nostro sguardo, rapito dagli insoliti colori con cui la luce saluta il giorno trascorso, così la visione della luna piena (per non parlare delle eclissi) non manca mai di catturare per un attimo la nostra attenzione, mese dopo mese. Figurarsi per un fenomeno così raro e prezioso come quello cui stiamo assistendo in questi giorni.

Ma se il nostro satellite non manca di regalarci sempre emozioni, ancora di più ha fatto nella fantasia degli artisti che gli hanno dedicato innumerevoli opere come questo passo di Italo Calvino tratto da un racconto della raccolta “Le cosmocomiche” che si intitola appunto “La distanza della Luna”

“Una volta, secondo Sir George H. Darwin, la luna era molto vicina alla Terra. Furono le maree che a poco a poco la spinsero lontano (…)

L’avevamo sempre addosso la Luna, smisurata. Quando era il plenilunio (notti chiare come di giorno, ma d’una luce color burro) pareva che ci schiacciasse; qunad’era lunanuova rotolava per il cielo come un nero ombrello portato dal vento; e a lunacrescente veniva avanti a corna così basse che sembrava lì lì per infilzare la cresta di un promontorio e rimanerci ancorata. L’orbita? Un po’ ci s’appiattiva addosso e un po’ prendeva il volo. Le maree, quando la Luna si faceva più sotto, salivano che non le teneva più nessuno. C’erano delle notti di plenilunio basso basso e d’altamarea alta alta che se la Luna non si bagnava in mare ci mancava un pelo, diciamo: pochi metri. Se non abbiamo mai provato a salirci? E come no? Bastava andarci proprio sotto con la barca, appoggiarci una scala a pioli e montar su.”

Buona visione a tutti!

testo e foto di Lino Bertone

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