Takoua Ben Mohamed si “svela”: la sua forza è l’ironia

Takoua Ben Mohamed

Qual è la prima cosa che ti colpisce quando incontri Takoua Ben Mohamed? Il velo? No di certo. È il suo sorriso. Quello stesso sorriso che, allegro e ironico, è disegnato sul suo volto stilizzato in fumetto.

L’11 marzo alle ore 15, presso il Centro Interculturale Zonarelli di Bologna, Takoua Ben Mohamed ha presentato il suo libro “Sotto il velo” (seconda ristampa).   Platea composta quasi esclusivamente di donne. Età media intorno ai trent’anni . Takoua ha iniziato l’incontro parlando di graphic journalism e di fumetto interculturale. E ci ha così concesso di aprire una finestra sulla sua vita.

Giovanissima donna nata in Tunisia, nel 1999 insieme a sua madre e ai suoi fratelli, è arrivata a Roma per raggiungere il padre esiliato politico fuggito alla dittatura di Ben Alì. A soli quattordici anni attraverso la sua creatività, ha iniziato ad affrontare temi delicati quali il pregiudizio e la discriminazione.

«Non esistono due culture che non hanno niente in comune, ed è proprio sulle cose in comune che si costruisce il dialogo interculturale». E se lo afferma lei, che fonde un animo tunisino a uno italiano, possiamo davvero crederle.

Il suo racconto prosegue parlando di “Woman story”: illustrazioni che narrano la testimonianza di donne che hanno combattuto contro la dittatura. Ogni tavola una donna diversa (tra cui la madre e la zia). Storie di torture, di prigionia, di emarginazione sociale e familiare , di solitudine, che si sovrappongono nel tempo, a quelle di tante altre donne italiane, argentine, siriane e molte altre ancora. Donne con volti, voci, lingue e religioni diverse, ma con un’unica identica forza e determinazione. Donne che la Storia ha dimenticato.

storie di donne

 

libro takoua

 

 

 

 

 

 

 

 

La sua narrazione si dipana  tra i ricordi dell’arrivo in Italia e dell’incontro con il padre, uomo dagli occhi verdi e dalla pelle chiara in cui lei, mulatta, non si riconosceva. Ricordi di scuola, dei primi tempi quando lei, non conoscendo la lingua italiana, disegnava per comunicare. Della prima volta che indossò il velo, a soli undici anni, e un bimbo le gridò “talebana terrorista”. Quel bimbo, esattamente come lei, non conosceva il significato di quelle due parole, ma le aveva sentite molte volte e le aveva ripetute.  Da lì la sua ricerca e la libera decisione di continuare a portare il velo.  Takoua ci ha poi spiegato la differenza tra identità nazionale, identità religiosa e identità personale; delle difficoltà oggettive e soggettive di non avere la cittadinanza e delle implicazioni pratiche (ad esempio non potersi iscrivere all’Ordine dei Giornalisti) e psicologiche (chi sono?) che questo comporta. Ci ha chiarito come il suo percorso di studio (Accademia di cinema d’animazione e arti digitali a Firenze e giornalismo) le abbia svelato i segreti della comunicazione e di come quest’ultima, se distorta o manipolata possa, attraverso le immagini, i colori, i toni, trasformare il pregiudizio in razzismo.  Il pregiudizio provoca rabbia, ma se si ribatte a un insulto con un altro insulto, s’innesca un’escalation di violenza fuori controllo.   L’ironia è l’unica “arma” per sconfiggerlo. E il fumetto interculturale raccontando le esperienze personali in un linguaggio semplice e diretto “ti permette di affrontare temi sociali in maniera differente”.

Ti permette di socializzare. Ed è proprio quello che è successo sabato pomeriggio. Semplicemente  donne. Con e senza velo.

sotto il velo

testo di Lorenza Zullo

foto Roberta Lulli

http://www.ingenere.it/articoli/fumetto-intercultura-takoua-ben-mohame

immagini tratte dal web https://www.google.it/searchq=sotto+il+velo+takoua&espv

                                                                                   https://www.facebook.com/IlFumettoInterculturaTakouaBenMohamed/#

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