“Perchè una poesia è bella?” : la lezione del Prof. Guido Armellini

Il Laboratorio di Parole quest’anno compie 25 anni e per aprire i festeggiamenti di questo importante anniversario, giovedì 16 marzo è stato invitato a tenere un interessante lezione-conferenza sulla poesia il prof. Guido Armellini, che è stato in un certo senso l’ispiratore del gruppo.

Il tema dell’incontro è stato: “Perché una poesia è bella?” Argomento molto complesso sotto molteplici aspetti ma anche molto interessante.

Per capire se una poesia o un’opera d’arte piace o è bella, il prof Armellni è partito dall’analisi di due quadri di Ingres e Delacroix del 1830,  “Apoteosi di Omero ” e “La libertà guida il popolo“per spiegare come l’idea di bellezza possa seguire criteri diversi.

Ma esistono dei criteri nella poesia?

Il modello di bellezza poetica ispirato dal Petrarca, avente una struttura ordinata, nel rispetto dei canoni e delle regole dell’estetica classica e sopravvissuto per secoli, comincia a cambiare con il romanticismo che valorizza la soggettività dell’artista, esprimendo se stesso solo con l’ispirazione. Le teorie romantiche di Shelley dicono che ci vuole l’ispirazione e non le regole quindi la spontaneità e la soggettività. Un’ opera d’arte è bella se è nuova e originale.
Partendo dal presupposto che scrivere una poesia non è facile e oltre all’ispirazione,  ci vogliono dei criteri di valutazione come la struttura, la metrica e la sintassi,  il prof Armellini ha analizzato i testi poetici di”Tanto gentile e tanto onesta pare” e  “Io voglio del ver la mia donna laudare“, scritti rispettivamente da Dante e Guinizzelli.
E’ quindi possibile individuare un metodo e dei criteri.

  1. Le due poesie analizzate hanno lo stesso soggetto, la donna amata. Per Guinizzelli il modo in cui è strutturata la poesia è estremamente schematico, naturale, razionale la sintassi è basata su frasi coordinate, ogni verso è una frase, per Dante è invece più tematica, evocativa e mobile quindi una sintassi più mossa, che cammina, un movimento di sguardo.
  2. Criterio metrico/sintassi con pause metriche e sintattiche. Guinizzelli usa tante metafore e Dante no. In realtà è il metodo quello che conta ci possono essere tanti criteri ma bisogna appoggiarsi a qualcosa. Ai suoni che suscitano sensazioni anche se non hanno significato. Gli effetti di suono nella poesia, oltre alle nostre vibrazioni devono avere una prospettiva dialogica, soggettiva e verso il testo, proiettare all’oggettività, per piacere a più persone e non solo ad una persona.

Il lettore deve uscire da se stesso per interpretare un testo che deve piacere non solo a lui ma anche ad altri, allora una poesia diventa bella .

A cura di Barbara Caporicci

 

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