Il Sindaco Ribelle

Etica Festival della Responsabilità civile

Etica Festival della Responsabilità civile

 

Napoli sei anni fa era una città devastata. Sfiduciata. Depressa sul piano politico e morale. Si passeggiava su montagne di rifiuti. Scansando i rifiuti.                                    Basai la mia campagna elettorale sul cambiamento. Poi scoprii il dissesto finanziario del Comune. Avevo vinto, ma dovevo governare Napoli (e ancora la governo) senza soldi . E cominciai dall’etica”.

Con queste parole ha avuto inizio l’intervento del Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris , invitato per parlare di città ribelli a Etica Festival della Responsabilità civile . “Esiste una questione nazionale ed è la corruzione. Napoli oggi è una città che sembra muoversi a passi di danza ”  prosegue De Magistris, citando testualmente le parole dello scrittore Erri De Luca .

” L’Amministrazione di Napoli si è opposta alla corruzione.  Ha internalizzato il sistema rifiuti, ha reso attuativo il referendum sull’acqua, facendo diventare questo bene pubblico (unico Comune in Italia). Come Sindaco, ho realizzato il cambiamento scendendo  di notte, in mezzo ai lavoratori e andando di giorno  per strada, in mezzo alle persone. Perché a Napoli devi stare nei vicoli. Perché a Napoli  l’ordine pubblico si fa per strada. Ed è stato proprio così che, un po’ alla volta, gli abitanti di Napoli  hanno cominciato a partecipare alla vita pubblica.

Cosa serve per amministrare un città? Onestà, autonomia, no apparati, assenza di poteri forti. Più la passione e tanto amore. La gente del Sindaco sa tutto, anche che è un po’ folle. Ma del resto chi potrebbe fare il Sindaco di Napoli senza follia?

Continua De Magistris “La camorra è l’unica mafia urbana. Firmo carte pesanti, mi metto contro” afferma con rammarico “Questo ha determinato il mio isolamento dal sistema. Ma l’effetto collaterale è che la gente si fida e si affida. Però serve coraggio. Tanto coraggio. Ogni giorno”. Prosegue sorridendo: “A Napoli non si cammina più con la testa bassa, si è riscoperto il senso di appartenenza. I Napoletani sono cambiati dentro: la sfiducia totale nella politica, si è trasformata in fierezza. Democrazia partecipativa: parole altisonanti. Ma come si attua? Semplicemente attraverso l’ascolto. La democrazia dell’ascolto si costruisce passo dopo passo. Io, ad esempio, cammino sei, sette chilometri al giorno, tra la gente. Divento così mediatore sociale. Mi alleno anche per avere pazienza, molta pazienza.                                                                                                           Perché  co-decisione non è solo un vocabolo. La si deve applicare come modello. E lo strumento qual è? L’assemblea popolare. L’Amministrazione non deve limitarsi a tollerarla, ma deve attribuirle valore giuridico. Come? Noi abbiamo redatto la prima delibera dei beni comuni; siamo orgogliosi del fatto che oggi si sia moltiplicata in modo esponenziale.                                                                                                                                 Il patrimonio immobiliare si è trasformato in “profitto sociale“. Attraverso l’appropriazione, da parte del popolo, dei beni dismessi, abbandonati.                                 Per esempio, quando mi fu chiesto da parte di alcuni, di ordinare lo sgombero dell’ExOpgJesopazzo (ospedale psichiatrico)  scelsi, invece,  di andare da quelle persone a ringraziarle, a stringere loro le mani. Perché avevano creato uno sportello medico popolare, perché lavoravano con gli immigranti e per tanto altro ancora.  Secondo me il popolo ha il diritto di prendere luoghi abbandonati o mal gestiti e di utilizzarli per la gente . E l’Amministrazione non deve temere di perdere parte della sovranità, deve solo capire che così, semplicemente la esercita in modo diverso.

A Napoli il movimento popolare è forte, la democrazia partecipativa è orizzontale. Quando si rompono i blocchi di potere (fatti di bandi, di promesse di lavoro, di voti)  si sprigionano energie. E le centinaia di luoghi riqualificati dalla gente che se ne è appropriata, sono energia pura. Il popolo di Napoli ha dimostrato, nel tempo, coerenza e credibilità. Abbiamo presentato il progetto di Napoli città rifugio. E sapete perché? Perché Napoli ha sofferto, sa cos’è la sofferenza“.  L’appassionato Sindaco De Magistris ha parlato a lungo, a ruota libera, raccontando anche le sue difficoltà personali, ma le ultime parole le ha rivolte a noi abitanti di Bologna: “Guardate Napoli, osservate quello che sta realizzando la sua gente.”

Caro Sindaco, noi del Pilastro lo stiamo facendo già da molto tempo. Tutti i giorni ci alleniamo per  imparare i vostri passi di danza ……………………..ma ci assicuri che è davvero tutto “oro” quello che luccica? Perché noi ci speriamo. E vogliamo ballare.  Come voi.

L’incontro si è svolto il 07 luglio presso il Circolo La Fattoria (via Pirandello,6 nel giardino antistante la pizzeria La Fattoria di Masaniello, Sergio Caserta ha ospitato, Natale Cuccurese Comitato iolotto. La moderazione è stata affidata a Stefania Pellegrini docente Unibo.

 

Testo di Lorenza Zullo

Foto dal Post di Etica Festival della Responsabilità civile

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